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maggio 06, 2008 12:30

Me ne sono ricordata domenica mattina, pedalando tra le raffreddate stradine di campo, giù in mezzo alle risorgive.

Era là che mi guardava, teneva il tempo di un vento non molto convinto. Rosso, abbronzato dal sole di un maggio appena iniziato. Rosso come sa essere rosso solo un fiore di campo.

Era la stagione dei papaveri quando arrivai su Splinder.

Giorni che si sovrapporranno a ciò che è stato. Tutto uguale e sempre diverso.

Torturo il pollice sinistro. Ma perchè ho ricominciato a mangiarmi le unghie?

 

czedyo
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categoria : rosso





aprile 28, 2008 11:06

Qualche giorno di sospensione. Nonna in ospedale richiede tempo e attenzioni.

Ecco il perchè dei miei latitare.

czedyo
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categoria : lo spettro visivo





aprile 22, 2008 16:38

Il fatto è che da quando esci con quello, mi trascuri! Sbotta la mia amica, mentre addentiamo una fetta di pizza al trancio. Quasi mi strozzo con un pezzo di zucchina.

Sì, perchè da quando ti vedi con quello, non facciamo più niente insieme!

Ripenso alle recenti volte in cui le ho proposto film, saccheggiare la libreria in centro, quattro salti in discoteca, giri in bicicletta sulle colline, passeggiate per negozi, aperitivi sotto i platani, un caffè in piazza dopo cena, una pizza su da me. Rieccheggiano ancora i suoi Sono stanca, non ho voglia.

Ultimo boccone di pizza, Stasera finisco la lezione di ballo presto. Ti va di andare a bere qualcosa insieme? Alle nove sarei a casa tua... Mentre mi pulisco le dita impastricciate di pomodoro, prevedo le parole dell'imminente rifiuto.

Lei mi guarda, gli occhi sporgenti di imbarazzo. Eh, no, non so, ti faccio sapere. Sai, sono stanca, vorrei andare a dormire presto.

Appunto. Poi sono io quella che non si farebbe mai vedere.

czedyo
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categoria : verde





aprile 17, 2008 13:23

Prima di cena, svuoto il cassetto del comodino. Una rivista, tre gomme, matite mai temperate, il block notes su cui appuntavo i teoremi di elettrotecnica. Un album, Roma nel gennaio di due anni fa. Il Lungo Tevere e i rami spogli lanciati verso l'acqua. Gli schizzi controluce delle fontane, il ronzio della gente in Campo de' Fiori, Castel Sant'Angelo nel tremolio della corrente. Piazza Navona, la calca per la festa della Befana. Pensavo che queste fotografie fossero in terra bresciana, insieme a quelle di Firenze e di tutte le estati trascorse al mare.

Ne faccio un pacchetto, le avvolgo in un nastro e le appoggio sulla scrivania. Finiranno in soffitta.

C'è anche una cassetta, blu. Sulla custodia non c'è scritto nulla. Me la infilo in tasca, la ascolterò andando al corso di ballo.

Accendo lo stereo e la faccio partire. Basta l'incipit del primo brano per farmi ricordare. La costruii nel febbraio dell'anno scorso, per esorcizzare la rottura con il Fidanzato di Sempre.

Guido guardando il marrone delle arature contrastare con il verde incolto. Ripercorro quelle settimane di dubbi e ripensamenti, di sensi di colpa e pesanti interrogativi. Pensavo di essermene dimenticata. Potrei scoprirmi ancora sulla strada, per ritornare in me per ritornare in me. Finisce così, Mia Martini.

Spengo l'autoradio e tolgo la cassetta.

(Chissà cosa stai combinando, in quella tua vita tanto più ordinata della mia)


czedyo
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categoria : blu





aprile 14, 2008 13:00

L’ho visto! L’ho visto! Una folata bionda divora la scalinata. Dietro il padre, Anch’io! Anch’io! Alzo gli occhi verso l’uscita della metropolitana. Le guglie bianche nel cielo lattiginoso. Un formicolio nella piazza. Il sabato mattina in una grande città. Persone che sfrecciano in direzioni oblique, mosse dal vento o da chissà cosa.

Sistemo il poncho, calco le mani in tasca. Mi guardo attorno. Il Duomo, la Galleria, una libreria, l’insegna di un mc donald. Il Palazzo Reale.

Una decisione delle due di notte. Un’occhiata agli orari del treno, un biglietto sul tavolo per Mio Padre, una bottiglia d’acqua infilata in borsa e via. Milano.

Balla, la modernità futurista. Salgo la scalinata, mi infilo nelle stanze del primo piano, mi faccio trasportare dal movimento immobile delle opere. Un ragazzo alto osserva a bocca aperta i fiori futuristi. Lo spio a mezz’occhio, se ne accorge e arrossendo mi sorride.

Esco, spero che il tempo regga. Nella fretta ho dimenticato l’ombrello sul sedile posteriore dell’auto.

Consulto la cartina del centro. Individuo la chiesa di S. Satiro. Controllo la direzione, via Torino. Un tram mi passa davanti al naso, dindindin, non avevo mai visto un tram.

Davanti alla cancellata, un rivenditore di fiori. Tre euro per un mazzetto di garofani rossi. Ma la chiesa è chiusa, il sabato mattina. Riapre alle 15:30. Il mio treno partirà alle 16. Sarà per un’altra volta, mi dico.

Torno sulla via principale, verso sinistra riconosco un altro edificio religioso, lo raggiungo schivando alcuni speaker radiofonici che davanti a un negozio di ottica distribuiscono adesivi, previa intervista. Tempio civico di S. Sebastiano.

Strane le strade di questa città. Una gran confusione, tutti hanno fretta. Chissà quanti hanno il tempo per alzare il naso e notare l’architettura liberty di quel palazzo nella laterale destra.

Cammino sotto i portici, svolto a destra, scelgo a caso la direzione. Mi ritrovo sotto la Torre Velasca, mentre un insperato sole comincia a scaldarmi la faccia. Da lontano individuo un’abside rosso mattone, la raggiungo. Una piazzetta, un piccolo giardino e una bancarella di frutta e verdura. Dall’altra parte l’università. C’è silenzio in questa parte di città. Sento il ritmo dei miei tacchi sul marciapiedi. Un ragazzo con i capelli lunghi scarica alcune casse da un furgone. Una bambina piange di capriccio, strattonata dalla madre.

Risalgo verso piazza Duomo, lungo Corso di Porta Romana. Vibra il cellulare in tasca. Un sms. Immagino chi possa essere. E non lo leggo.

È questo il sabato pomeriggio in una grande città. Frotte di adolescenti truccatissime spazzano la piazza in ogni direzione. Promoters distribuiscono formaggini. Turisti permettono ai piccioni di mangiare dalle mani. Qualche barbone si trascina, elemosinando denaro e attenzione.

Passeggio sotto la Galleria. C’ero già stata, una domenica di vent’anni fa, insieme ai miei genitori e ad amici di famiglia. Una famiglia bergamasca conosciuta al mare. Scorrazzavo da una vetrina all’altra, in mezzo alla galleria quasi mi ribaltai per osservare il decoro di ogni angolo. Mi teneva per mano Ivano, un pallido diciassettenne, appassionato di calcio e dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Un paio di anni dopo mi diede il primo bacio, diceva di essere innamorato di me, che le sue compagne d’università non erano interessanti quanto lo ero io anche se ancora alle medie. Mi scriveva lettere che conservavo nel sussidiario di geografia.

Prima di sbucare in Piazza della Scala, mi lascio risucchiare dalla libreria della Rizzoli. Scendo le scale, in questo periodo ho un chiodo fisso. Trovare quel libro che da anni mi sfugge. Senza crederci troppo, abbordo la commessa. Scusi, per caso Il Volo … ? Nemmeno lancia la ricerca sul computer, sparisce verso lo scaffale di storia e torna con un volumetto in mano. Questo?, mi chiede. Proprio quello che cercavo. Risalgo, tenendo il volume con una laica sacralità. Pago, lo ripongo con cura in borsa ed esco.

Un’occhiata ai plastici per l’Expo. E poi mi accomodo su una panchina in piazza Scala.

Comincio a sentire la stanchezza, per le poche ore di sonno accumulate nella settimana, per le tante ore di viaggio fatte e da fare. Stiracchio le gambe e sorseggio un po’ d’acqua. Tre ragazze in bicicletta evitano per un soffio la collisione con due ragazzi che si baciano. Accanto a me, bambini tedeschi giocano a schizzarsi con l’acqua di una fontana. Nell’aria, profumi che non conosco.

Riattraverso la Galleria. Ancora venti minuti, da impiegare in un rapido giro per il Duomo. Quanto colore dalle vetrate. Il buio ovattato mi avvolge, mi fa sentire coccolata. Dimentico il brusio e le corse di una giapponese tra una navata e l’altra.

Ora di andare. Esco, salutando i carabinieri messi a controllare l’ingresso. Strappo loro un sorpreso Arrivederci. Apro un varco tra le persone sedute sui gradini del Duomo. Scendo le scale della metropolitana, chiedo indicazione a un edicolante per scoprire dove dirigermi.

Aspettando la linea 3, mi ricordo del cellulare, mi ricordo che aveva vibrato. Lo tolgo dalla tasca. Tuo padre mi ha detto che sei in giro. Tutto bene?

Ributto il telefono in borsa. Risponderò stasera, una volta arrivata a Udine.

czedyo
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categoria : giallo





aprile 10, 2008 12:15

SogniFragili. Mi ha indicato per questa catena.

Sei particolari della mia via. Cose che amo fare.

Scegliere la colonna sonora. Ogni mattina salgo in auto, accendo il motore, ingrano la retromarcia e mentre attendo che il portone si apra, accendo la radio. Lancio la ricerca casuale. La prima canzone che incontro diventa il leitmotiv per la giornata, una sorta di presagio. E cantarla. Stamattina? One degli U2.

Guardare il cielo. Notti di stelle più nuvolose dei temporali. Giorni blu tempesta illuminati da un solo raggio, laggiù verso il mare. Tramonti che perforano le nuvole. Avrò scattato migliaia di foto virtuali, ora le conservo dentro di me.

Ascoltare i discorsi dei bambini. Non ci sono persone più fantasiose e spietate e dolci e sagge al mondo. Un balzo al cuore quando li sento parlare in friulano.

Cercare i quadrifogli nei prati. E non trovarne mai uno.

Annusare i panni asciugati al sole. Peccato ci sia pioggia, oggi.

Pensare. Da piccola, mi lamentavo con Mia Madre di avere un Diaulut in tal cjaf che no mi fas smeti di pensà. Un diavoletto in questa testa che mi fa pensare di continuo. Ho imparato a conviverci, anche se ogni tanto ci prendiamo a cazzotti. Vince sempre lui.

Dovrei indicare sei persone. Ma non lo faccio.

 

czedyo
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categoria : giallo





aprile 07, 2008 13:43

Spengo la sveglia prima che suoni. Tanto le campane delle cinque hanno provveduto a interrompere il sonno di carta velina.

Ascolto i suoni ovattati da sotto il cuscino. Lo scrosciare della doccia. Mio Padre canticchia ascoltando il tg alla radio. I passi sul parquet della scala. E sclang, il metallo del portone si richiude.

Sono sola in casa. Scosto le coperte, gli occhi bruciano, i piedi mai scaldati.

Almeno stanotte ho dormito. Non avrei sopportato un'altra nottata di cinema sovietico con i sottotitoli in italiano, un film ambientato a Istanbul e una Nicole Kidman agli esordi.

Apro la finestra. Piove.

E il bucato è in cortile.

Mi scapicollo per le scale, nella speranza di salvare qualcosa.

Niente, tutto da rifare.

Entro in cucina, una chiazza bianca sul pavimento e un biglietto sul tavolo Ho rovesciato il latte, pulisci tu, vero? Un bacio, papà.

Vado in cantina, imbraccio lo spazzolone.

Comincia bene, la giornata.

Squilla il telefono fisso. Spero che non siano rogne.

Buongiorno!

Quanto entusiasmo, penso. Ciao. Dimmi.

No, sai... Ma che ti prende?

Hai anche il coraggio di chiedermelo? Ho parlato due ore per niente ieri, allora.

No, è che, dai, esageri.

Sì, va bene, come no. Ne parliamo un'altra volta. Buon lavoro, guida piano.

Riattacco.

(Ti ho chiesto rispetto, sincerità e mi hai risposto che se volessi farmi le corna, di certo non ti faresti beccare. Mi hai fatto implodere e adesso, accettane le conseguenze.)

Butto in lavatrice lo straccio, la pioggia ha smesso di torturare i tulipani gialli che tentano di fiorire. Una gatta rossa e nera si arrampica sul fico.

Vibra il cellulare. Messaggio dell'operatore telefonico, un servizio mai richiesto, mai riuscita a disattivare ma per fortuna gratuito.

Zodiaco. La luna ti regala un momento speciale, una nuova strada da intraprendere, un'indicazione da mettere subito in pratica. Sorridi.

Perchè, sono su Candid Camera?

 

czedyo
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aprile 03, 2008 12:29

Era una Willer, azzurro cielo di marzo. La bicicletta regalatami da Nonna.

Per anni, sempre la strada tra la stazione e la facoltà. Venti minuti nel traffico delle otto; quindici appena al ritorno, stesso tragitto dell'andata, contromano.

Per un paio di semestri, mi affiancò Morena.

Mi stava dietro a stento, Tira su quel sellino, le ripetevo. Ma lei niente, pedalando le ginocchia le arrivavano quasi al petto. Dopo un pò capii che l'unico sistema per non perderla era di farle fare l'andatura. Un giorno, qualcuno le rubò la bicicletta. E Morena ricominciò a prendere l'autobus.

Non la abbandonavo nemmeno con il maltempo.

Ricordo la volta in cui affidai la borsa con i libri a Roberta, chiedendole di portarla con sè. Me la riconsegnò in stazione. Avevo saettato per le vie della città tra tuoni e pioggia fredda, mantenuto a stento il controllo del manubrio sul pavè bagnato di Via Mercato Vecchio, schivato all'ultimo un taxi che voleva rubare la  precedenza. I capelli gocciolavano, la giacca aderente, lo sciaf sciaf delle superga.

Era l'inizio di un aprile. Il giorno dopo, febbre a trentotto.

Chissà se in Via Roma le magnolie sono già sfiorite.

czedyo
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aprile 02, 2008 18:06

Ci ho pensato un pò... Sì. Ma tanto che ci perdo? Nulla. E allora giochiamo!

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog.
(Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo
sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI:
il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

(Non mi sono montata la testa... è che oggi va così!)

czedyo
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categoria : bianco





marzo 31, 2008 17:04

Non sei mai andata al Bosco Romagno? Dai, prendi il giubbino! Scatta dal divano, come se scottasse.

Avrò avuto dieci anni, il casco di Nonno in testa, la gonna rossa e mi aggrappavo al motorino. A ogni curva, Nonno rallentava, Dut ben? Tutto bene?, mi chiedeva. Dut ben!, rispondevo senza respirare.

Affiora il ricordo mentre la strada si intorcola tra colline e vigneti appena piegati.

Ci sono urla di bambini nell'aria finalmente calda del pomeriggio. Parcheggia l'auto di sbiego, vicino al monumento ai Martiri della Osoppo. Ci fermiamo a leggere l'elenco dei caduti, i nomi di battaglia.

Ma quel Guido Pasolini è il fratello di Pier Paolo?

Annuisco, raccontandogli della conferenza seguita l'anno scorso sull'eccidio delle Malghe Topli Uork, più noto come la strage di Porzûs.

Ci incamminiamo sul sentiero alto. Nelle aree picnic, famiglie di tutti i colori giocano a palla, anziane coppie prendono il sole e giocano a briscola.

Ma c'è silenzio, sento scricchiolare la ghiaia sotto i  piedi, il canto degli uccelli tra gli alberi non più spogli.

Avresti potuto dirmi che ieri eri in giro per Udine da sola , no?!

Avrei potuto.

Ah, ho capito. Andiamo a bere qualcosa?

Ritorniamo all'auto. Sprofondo nel sedile, faccio scendere il finestrino e lancio lo sguardo oltre, lo sento planare lungo i pendii. Lui guida, canticchiando dietro la radio Ma quante storie ho gia' vissuto nella vita e quante programmate, chi lo sa...

Un vigneto incolto sulla sinistra, ormai morto. Cavalli bianchi nel recinto di un maneggio. La strada veloce verso Cormons. Nello specchietto retrovisore un palazzo in finto stile liberty.

La luce del sole si attacca ai miei capelli, incendiandoli. Poi corre alla sua barba, Troppo lunga, la farò damani mattina.

Sospiro. Il blu di questo cielo mi fa venire i brividi.

 

 

czedyo
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marzo 26, 2008 18:22

Pasqua è cucinare per otto e ritrovarsi attorno al tavolo in quattro. Più il cane.

Pasqua è sentirsi dire dopo gli antipasti Per me basta, che stamattina avevo la glicemia alta.

Pasqua è chiedersi quand'è che finirà la giornata.

Pasqua è trasferirsi a casa degli zii per sopportare i discorsi sul radicchio da taglio e i ragguagli sui pettegolezzi familiari.

Pasqua è accasciarsi sul divano accanto alla stufa, abbracciare il cuscino di velluto verde e pensare che un Qualunque Altrove sarebbe meglio.

Pasqua è risolvere cruciverba a schema libero, mordicchiando la matita gialla e rosa e sputacchiando pezzettini di legno.

Pasqua è lo squillo del telefono, Ciao, ti va se andiamo a bere qualcosa? E domani sera ti andrebbe una cena con degli amici?

Sì.

Sì a cosa?

Sì a tutto.

Pasqua è buttarsi sotto la doccia, infilare il maglione verde e i jeans con il risvolto, uscire in giacca e rientrare subito dopo per indossare cappotto e sciarpa.

Pasqua è arrivare in ritardo all'appuntamento, a causa di una deviazione.

Pasqua è guidare sotto la pioggia, nel freddo buio arancionato dei lampioni e vedere più vicini la sagoma illuminata delle mie colline e l'abbozzo del mio castello.

E dalla radio Clare Torry. Vorrei chiudere gli occhi. Ma c'è chi mi aspetta, davanti al pub in fondo alla strada.

czedyo
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marzo 19, 2008 17:39

Ciao, sono Enrico.

Ma chi mai sarà questo Enrico?

Dai, possibile che tu ti sia scordata di me? Eravamo in classe insieme, al liceo. Quello che per cinque anni stava seduto nel banco accanto al muro.

Ah, sì. Enrico. Quell'Enrico. Ricordo la pagina del diario della quinta ginnasio che lui strappò, lui fascio io comunista, lui con l'auto di proprietà a 18 anni io con la bici arrugginita. Davanti ai risultati della maturità ci salutammo con un Bene, a mai più rivederci.

Ma come hai fatto ad avere il mio numero?

L'altro giorno ho visto Francesca, in un locale di piazza s. Giacomo. Mi ha raccontato che ogni tanto vi sentite e che ti sei lasciata con il fidanzato. Quindi le ho chiesto se mi dava il tuo numero ed eccomi qua.

Ah.

Volevo chiederti, quando possiamo andare a farci un giro in moto? Che ne so, tipo a Pasquetta se è bel tempo. Potremmo poi pranzare nella mia casa al mare, farci una passeggiata, una cosa tranquilla...

No.

Preferisci la montagna? C'è un agriturismo su in Carnia gestito da alcuni miei amici...

No, grazie. Anzi, direi che ciao.

Riattacco. Stasera chiamerò Francesca. Dovrò puntualizzare un paio di cose.

(Giorni di cioccolato fondente e uova sode, di corse nei prati e petali bianchi nel vento. La coperta verde dei picnic degli anni 80 è già stata stirata e riposta nello zaino. Sabato mattina controllerò le gomme della bicicletta. A tutti un abbraccio affettuoso, ci si rilegge la settimana prossima)

czedyo
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marzo 13, 2008 19:10

Avrei ancora due giorni, per chiudermi in casa, occupare il tavolo della cucina e lanciarmi in un ripasso compulsivo. A colpi di thè e biscotti, potrei stare in piedi fino alle tre per rifare tutti gli esercizi sull'ottica, per rileggere i riassunti sull'elettromagnetismo e per dare una sbirciata a tutta la teoria del campo elettrico.

Riordino i fogli. Chiudo il libro e ripongo la matita stanca. La gomma è a terra, vicino ai piedi di un ragazzo che studia il codice civile. Allungo la gamba verso destra, con la punta della scarpa la attiro a me.  La raccolgo, gettandola nell'astuccio, ripieno come fosse uno strudel.

È scesa di nuovo la notte. Massaggio il collo, teso. Penso a ieri sera, a Lui in malattia, alla sua stanchezza e agli occhi rossi. Tra i profumi di caffè e di torta all'amaretto, lo rivedo giocare con la girandola che gli ho portato in dono; ticchettano i passi di sua madre dietro la porta... Non farci caso, è curiosa come un cucciolo di gatto.

Piego di lato la testa, pesa la cervicale e l'emicrania mi fa cigolare.

Infilo i libri nella borsa a disegni verdi, tolgo gli occhiali, li pulisco prima di infilarli nella custodia.

Avrei ancora due giorni per farmi esplodere la testa.

Ma ho voglia di andare a ballare, di fare le quattro a chiacchierare in macchina, di una passeggiata al mare, di un giro al nuovo centro commerciale, di vedere un film, di ascoltare insieme il cd triplo di Battiato.

In fondo, quel che so, so. A questo punto, preferisco vivere.

czedyo
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marzo 10, 2008 17:13

Lunedì. Una settimana agli scritti (No, Mauro, ancora zero tempo a disposizione per i tuoi meravigliosi quiz). Salto da un esercizio all'altro, da uno specchio a una lente convessa. Vado in bagno, mi lavo le mani e appena alzo lo sguardo, vedo riflesso il mio volto, pallido, l'azzurro dei miei occhi sottolineati dal violastro delle occhiaie. Di solito la gente mi dice che sembro più giovane, Bellailee. Sabato pomeriggio, davanti a uno spritz, una ricciolina mi ha detto che al massimo mi dava venticinque anni. Ma oggi no, l'ottantenne che abita nella casa di fronte sembra mia figlia.

Esco, raggiungo la postazione e comincio a scrivere. Forse avrei dovuto dare retta ai miei sogni da bambina. Quelli che mi immaginavano romanziera o giornalista. Adoravo avere un pubblico che ascoltasse i miei racconti. D'estate mettevo in fila cugini e zii in giardino, sotto la magnolia e salendo sul primo gradino della scala, leggevo di ragni che si facevano spaventare dalle mosche, di alberi che rincorrevano gli scoiattoli, di principi paurosi che volevano bene solo al loro cavallo. E la platea applaudiva.

Da lì son partita, cara Piumaviola.

Poi. Poi.

Poi mi sono iscritta al liceo classico, dove la professoressa del triennio riuscì a farmi odiare la parola scritta. Non scrivevo più (Eh, non sei capace di mettere in fila una frase che abbia senso compiuto. E il tuo stile, annoia. Faccio fatica a portare in fondo la correzione dei tuoi temi!), non leggevo più. L'avevo soprannominata La Vampira. Ogni tanto la incrocio per le vie di Udine, è sempre più pallida, gobba e gli occhiali da vista stile Sandra Mondaini. Non mi riconosce. Non sono più l'adolescente con la treccia e il maglione sformato che dal secondo banco la guardava dal basso. Chissà se si ricorda ancora di quel martedì, quel Ma sa che lei è proprio stronza!, sgorgato dalla mia bocca dopo l'ennesimo tentativo di farmi piangere. Rammento ancora lo spostamento d'aria di tutte le teste dei miei compagni scattate nella mia direzione. Sempre silenziosa, mai una parola scomposta, credo che alcuni tra di loro mi avessero notato solo in quell'istante.

Come estremo rifiuto al mondo umanistico, mi ero appassionata alla matematica, studiando per conto mio, tentando di incrementare le deficitarie nozioni impartite dal programma ministeriale. Quindi università. Inizio con slancio, centrando obiettivi come fossero caramelle da rubare ai bambini. Vedo il mio futuro come ingegnere, Donna Nuova, lo vedo e mi esalta.

Poi. Poi.

Poi un tronco messo di traverso sul percorso. Mamma non c'è più. E così ho cambiato strada, lasciando gli studi, tentando vie nuove per nascondermi al dolore che non voleva uscire. Mi sono lasciata convincere da Mio Padre a concluderla, sta facoltà. E ho ripreso da dove avevo lasciato. Meno entusiasta ma pur sempre convinta.

Qualche tempo dopo, la sorella di mia madre ha cominciato a entrare e uscire dai reparti psichiatrici. E lasciata dal marito, si trasferisce a casa nostra. Su quegli anni, taccio. Guardo le mie mani, ancora ne portano i segni.

Dove voglia arrivare, non mi è più chiaro. Ci sono tante cose che amo fare, tra cui tenere questo blog. Quindi, Kyky, non ho intenzione di chiuderlo. Qui posso rifugiarmi con il nick creatomi alle superiori, quando scrivevo anonima sulle pagine del tremendo giornalino. Czed. (yo, aggiunta splinderiana visto che non me lo accettavano di solo quattro lettere). Nacque dal mio acronimo, come elaborazione grafica dello stesso.

Certo, ho la necessità di cambiare ogni tanto e lo faccio attraverso piccole cose. Il template ne è stato l'esempio plateale, qui. Mi spiace Massimiliano che la lettura sia fumosa. So che questo aspetto crea problemi a varie persone. Ma quell'albero mi piace, molto. Forse perchè vorrei essere così.

Forse, ecco l'avverbio che più spesso utilizzo. Mi dondolo fra tutte le possibilità che intravedo. Dicono che sia caratteristica dei nati sotto la Bilancia. Non è un gran periodo per noi segni d'aria, Searching, immagino l'abbia notato anche tu, non sappiamo che pesci pigliare... E mi spiace Dodoc, già non intravedo il mio, figuriamoci se possiedo facoltà divinatorie sul tuo futuro! Un tempo non credevo all'astrologia, così come non credevo agli scambi di energia tra le persone. Ora lascio che sia l'istinto a tirare a spingere a modellare le mie frequentazioni. Finirò per scoprire che in Friuli ci sono anche i fiordi, Eccardo. Chissà, magari si trovano su in Carnia, dalle parti di Paluzza! Nei giorni di sole a picco, dopo aver scolato quattro o cinque grappe a stomaco vuoto, credo si possano vedere cose miracolose!

Sono tre giorni che non porto gli occhiali. Infatti non è che senza sia ccccecata. Astigmatica all'occhio destro, vedo alla perfezione senza quei graziosi oggettini che si appoggiano al naso. Soltanto che mi si affaticano  gli occhi. E se proprio proprio devo dirla tutta, ho il terrore dei medici. Quindi, Pyperita , non mi opererei nemmeno se mi pagassero profumatamente... sempre che il mio problema sia risolvibile chirurgicamente.

E infine.

Ho riconsiderato? La risposta più difficile da dare è proprio questa. Non potrebbe essere altrimenti. Sorrido, pensando che sabato pomeriggio abbiamo camminato ore. L'ho ascoltato raccontare lo stress e le levatacce per un lavoro che non gli piace. Per le vie di una città che comincia a profumare di primavera, con la giostra dei cavalli e il vociare dei bambini in sottofondo, con la mimosa infilata nell'asola del cappotto e le mani in tasca. Il profumo di un caffè bevuto in piedi, accalcati al bancone della torrefazione. Ho riconsiderato, Lorenzo. Sì, ma da un altro punto di vista, la prospettiva è sempre la stessa. Sebbene mi sia posta su un livello più distaccato. Sarebbe comunque una storia d'amore, anche se tornassimo ad essere solo amici.

Ritenendo ora giunta la conclusione, finendo i quesiti posti, considerando che Rob si è stupito dei miei post accorciati per mancanza di idee (e che dopo questo sarà dell'opinione che la stringatezza è meglio), sapendo che ho scritto tanto, pure troppo, rendendo omaggio al gerundio e a Kappaprog con queste mie ultime righe, torno alla mia sedia cigolante, per ributtare l'attenzione sull'ottica ondulatoria.

Mordicchio l'unghia del pollice, lo smalto viola si sta sbeccando.

czedyo
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marzo 06, 2008 17:08

Piumaviola. Ebbene sì, tutta colpa sua se mi sono fatta avvinghiare da questa idea.

Seguo il suo esempio tentando di uscire dalla pozzanghera in cui sprofondo.

Infatti la scarsità di precipitazioni, unendosi al vento che fa solfeggiare le fronde degli abeti, rende la navigazione difficile.

(Uso troppi gerundi. Altro segno della mia difficoltà espressiva)

Quindi.

Non importa che domande vi frullino per la testa.

Voi chiedete.

A me starà rispondere, nel prossimo post.

czedyo
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